7a edizione - FUTURO O VINTAGE?
Stiamo guardando avanti oppure abbiamo
lo sguardo fisso sullo specchietto retrovisore?
"Il vintage è una forma di pigrizia mentale,
spesso viene confuso addirittura con la creatività, ma è la sua negazione.
Per camminare, per progredire, occorre guardare dritto innanzi a sé.
Oliviero Toscani
Non potendo registrare e quindi raccontare il futuro, possiamo fare riferimento al passato e farlo dialogare con i grandi temi che impegnano e preoccupano la società nel presente, sui quali la fotografia si è a lungo misurata.
Se il vintage si nutre di nostalgia, il futuro della fotografia viaggia alla velocità della luce (e del silicio). Oggi la fotografia si sta staccando dal concetto di “registrazione della luce” per diventare generazione di dati.
Il futuro della fotografia si gioca su territori inesplorati: l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei software di editing non cancella solo i difetti, ma ridefinisce il concetto di verità. Se un software può aggiungere un tramonto che non c'era, è ancora fotografia o è illustrazione digitale?
Assistiamo a paradossi grotteschi: artisti che scattano in grande formato analogico per poi scansionare le pellicole e manipolarle con l'AI, o fotografi che usano smartphone di ultima generazione applicando filtri che simulano i difetti dell e pellicole degli anni '70.
Il contrasto tra Futuro e Vintage non è una guerra di religione, ma un dialogo necessario. Il futuro ci dà la libertà ei mezzi, il vintage ci ricorda da dove veniamo e perché abbiamo iniziato a catturare la luce: per fermare il tempo, non per calcolarlo.
PROGRAMMA
PAOLO MAZZO
GLI SPAZI E l’ARCHITETTURA: il cortocircuito tra la fotografia “di memoria e territorio” e l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa.
La fotografia d’architettura è ancora la documentazione di una presenza o sta diventando l’archeologia di un mondo reale che resiste alla pixel-perfection? Come capire e orientarsi nel paesaggio urbano e cosa lo contraddistingue?
LUNEDÌ 25 GENNAIO 2027
ARCHIVIO BASSOTTO (con Raffaello e Marta Bassotto)
ARCHIVIO VIVO: cinquant’anni di sguardo, un unico metodo.
Un viaggio attraverso mezzo secolo di ricerca visiva. Dalla pellicola al digitale, dallo al collage materico fino al disegno. Un percorso artistico che non ha mai seguito una linea retta, ma si è continuamente riscritto.
Al centro la storia di un archivio vivo e la trasformazione di Verona: una città osservata, riscritta e mai data per scontata.
LUNEDÌ 1 FEBBRAIO 2027
ARCHIVIO TOMMASOLI (con Sirio e Filippo Tommasoli)
IL SECOLO LUNGO DI VERONA: la fotografia di territorio e di ritratto tra la solidità della lastra e l’immaterialità del pixel.
Attraverso i loro obiettivi sono passati i volti, le architetture, i mutamenti industriali e la vita di questa città per oltre un secolo. Come questi immensi giacimenti di memoria materiale dialogano con il presente. Cosa significa digitalizzare, conservare e, soprattutto, continuare a produrre senso fotografico oggi?
LUNEDÌ 15 MARZO 2027
ELISABETTA COCIANI
IL REPORTAGE SOCIALE, IL TERRITORIO E LA MEMORIA COLLETTIVA: esplorare il confine tra spazio vissuto e tessuto umano.
La fotografia contemporanea possiede la capacità straordinaria di andare oltre la documentazione visiva, facendosi strumento di indagine sociale, poetica e identitaria. Cosa trasforma un semplice spazio fisico in un luogo di aggregazione e comunità?
I RELATORI
Fotografo professionista dal 1993 realizza immagini per l’architettura, l’industria e il paesaggio urbano. Autore di progetti fotografici a sfondo sociale o urbano, ha prodotto, tra gli altri, lavori sulla rigenerazione culturale di una dimenticata città mineraria (Arsia, Croatia); sul popolo profugo Sahrawi in Algeria, e “Polvere di stelle” che guarda alla profonda ferita delle vittime dell’amianto a Monfalcone; oltre all’analisi urbanistica della città in cui ha a lungo vissuto (in F. Oliva, L’urbanistica di Milano, Hoepli editore). Ha vinto il premio “Marco Bastianelli - Opera Prima“ nel 2009 con il lavoro “Radici di ferro”, un progetto sul primo insediamento delle acciaierie Falck a Dongo (Como). Ha collaborato con l’Accademia di Architettura di Mendrisio ed è stato dal 2007 al 2011 coordinatore della ISSI, l’international summer school di Ivrea, che si occupa dei temi della città di Olivetti in trasformazione. Ha tenuto lezioni e workshop allo IUAV, al politecnico di Milano e di Torino e alla scuola di fotografa di Milano cfp Bauer – ex Umanitaria.
Tra le sue pubblicazioni: nel 2019 con l’Associazione Archivio Storico Olivetti il libro “Le case Olivetti a Ivrea: il lavoro dell’Arch. Tarpino e dell’Ufficio Consulenza Case Dipendenti” per l’editore Il Mulino; nel 2020 è uscito un libro sulla villa palladiana di Caldogno edito da Bononia University Press con la cura di Gabriele Cappellato e a fine 2021 una pubblicazione sulla villa palladiana Forni Cerato in provincia di Vicenza sempre edito da Bononia University Press. Nel 2021 è uscito il volume “Connotazioni tra corpi” sul rapporto che lega il “progetto perfetto” di una sedia al corpo umano.
RAFFAELLO BASSOTTO
Si definisce “un uomo di provincia” anche se annovera la partecipazione alla 46a Biennale di Venezia del 1995 e diverse collaborazioni con importanti Istituzioni (Progetto “Archivio dello spazio” della Provincia di Milano, Centro Internazionale di Fotografia a Verona, Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma, etc.) e infine numerose mostre collettive con i più importanti fotografi italiani (Basilico, Ghirri, Jodice, etc.).
Dall’inizio dell’attività negli anni ’70 ad oggi, Raffaello Bassotto continua una ricerca di carattere storico, che spazia dall’Antropologia all’Archeologia Industriale, con un approccio metodico che permea progetti pluriennali e indagini meticolose: la vita quotidiana di quartiere (certe vite in una città di provincia del Novecento diventano modelli universali – Borgo Nuovo – Cent’anni di vita), il rilievo sistematico del territorio (memoria del cambiamento dello spazio naturale e antropico – Opifici, Manifatture, Industrie – Lo stato dei luoghi – Archeologia del Novecento), la creazione dell’Archivio Bassotto (la più importante e completa collezione privata di fotografie di archeologia industriale di Verona e provincia), fino agli ultimi lavori su “La vita segreta degli oggetti”, un omaggio a Walker Evans, e una rivisitazione sul concetto di natura morta, come testimonianza estetica di oggetti di uso comune del Novecento), la creazione dell’Archivio Bassotto (la più importante e completa collezione privata di fotografie di archeologia industriale di Verona e provincia), fino agli ultimi lavori su “La vita segreta degli oggetti”, un omaggio a Walker Evans, e una rivisitazione sul concetto di natura morta, come testimonianza estetica di oggetti di uso comune.
ARCHIVIO TOMMASOLI
Archivio Tommasoli è il frutto di un’attività professionale e artistica sviluppata in Italia e all’estero dal 1906 fino ai nostri giorni, ed è suddiviso in due fondi: quello storico, riferito all’opera di Silvio (1878-1943), Filippo e Fausto (1910-1985) (1912-1971) e quello contemporaneo.
L’Archivio raccoglie un secolo di immagini in negative e diapositive su vetro e pellicola, e in file digitali. Vi si trovano, fra l’altro, ritratti di amici del primo Novecento e figure di riferimento del Futurismo italiano (come il poeta Barbarani, l’antropologo Callegari, il pittore Boccioni) e di personaggi del mondo artistico, imprenditoriale e dello spettacolo nazionale e internazionale, oltre a fotografie sperimentali e di pura ricerca artistica. Vi sono inoltre conservate fotografie di paesaggio e architettura di Verona e del Lago di Garda con lavori datati a partire dal 1910, e di altre località e città italiane e straniere. A completamento del fondo fotografico, l’Archivio raccoglie strumentazioni, documenti, carteggi, pubblicazioni d’arte e testi di letteratura e fotografia dall’inizio del secolo a oggi.
Riconoscimenti:2012 - I giardini di Piazza S. Nicolò sono stati dedicati dal Comune di Verona a “Fausto e Filippo Tommasoli artisti fotografi”; 2014 - L'Archivio Tommasoli ha ricevuto il riconoscimento di interesse locale dalla Regione Veneto; 2017 - Archivio Tommasoli è stato inserito dal MIBACT nel Censimento delle Raccolte Fotografiche in Italia, www.censimento.fotografia.italia.it; 2019 - Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con provvedimento del 15/01/2019, ha dichiarato che l'archivio dei fotografi Silvio, Filippo e Fausto Tommasoli (1906-1982) è di interesse storico particolarmente importante per la qualità tecnica e artistica delle immagini da loro prodotte e pertanto tutelato dalla Soprintendenza ai Beni Archivistici del Veneto e dalla DGA.
Parallelamente si sono svolte diverse attività: conferenze nelle scuole primarie e secondarie coinvolgendo insegnanti e alunni; realizzazione della 2^ edizione di Verona Art Week (VAW), ideata nel 2024 da alcuni soci in occasione dell'Arte Fiera di Verona; partecipazione come socio fondatore della Rete ARTIVER promossa dal Comune di Verona Assessorato alla Cultura e Turismo, una rete istituzionale tra associazioni, collezionisti, gallerie d'arte, Accademia Belle Arti, Galleria d'Arte Moderna Palazzo Forti, Veronafiere; partecipazione al Premio Internazionale Maria Callas in veste di partner e per questo, nel 2025, l'Associazione è stata premiata con la medaglia dei 100 soci sostenitori del premio.
ELISABETTA COCIANI
Elisabetta Cociani nasce a Spilimbergo nel 1972, vive a Peschiera del Garda fino al 1991 e poi si trasferisce a Milano dove si laurea in Architettura. Durante gli anni universitari si appassiona alla fotografia. Nel 1995, dopo aver visto una retrospettiva di August Sander in Germania, decide che il suo futuro sarebbe stato come fotografa. Si diploma in fotografia presso il CFP Bauer di Milano e inizia a lavorare come ricercatrice iconografica per Panorama (Mondadori) e per le agenzie fotografiche De Bellis e Contrasto. È co-curatrice dei libri “L’emozione del grigio. Fotografia nella periferia nord di Milano” e “Milano Sud. Sei fotografi raccontano”. È assistente per diversi anni del fotoreporter Mauro Galligani e fotografa principalmente in ambito editoriale. Dopo la nascita delle due figlie si dedica a progetti fotografici personali sulla storia e le relazioni familiari. Insegna fotografia. È co-fondatrice dell’Associazione Strabilia che organizza esplorazioni urbane fotografiche per bambini, adolescenti e adulti. Negli ultimi anni si dedica al tema della Resistenza, ne nascono due mostre a cura di Strabilia in collaborazione con Anpi Dergano:“Primo Sammarchi. El Pinela de Derghen” e “Laura Fussi, un’infanzia partigiana”. Nel 2026 pubblica la fanzine “Mi chiamavo Kocijančič”, parte del progetto NÓSTOS a cura di Diambra Mariani sul tema del ritorno alle origini.
